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Il cioccolato è ricco di antiossidanti - blog dottoressa rossella monaco

Scopri le caratteristiche di questo gustosissimo prodotto dalle sue origini alle interessanti proprietà nutrizionali e perché il cioccolato è ricco di antiossidanti.
L’uso dei semi di cacao risale ad almeno 1500 anni fa, quando gli Aztechi e gli Incas li utilizzavano come moneta di scambio o per produrre il cosiddetto chocolatl, una bevanda ottenuta dalla tostatura e dalla macinazione dei semi di cacao aromatizzati con vaniglia, spezie e miele.

Furono i conquistadores spagnoli a dare il via alla storia del cioccolato in Europa, dopo averla importata dalle Americhe.

Spesso usiamo le parole cacao e cioccolato come sinonimi, in realtà si tratta di due cose diverse seppur strettamente connesse. Il primo è una pianta (Theobroma cacao), mentre il secondo è il prodotto che si ottiene dalla lavorazione dei semi (meglio conosciuti come fave) di quella pianta.

Esistono tre varietà di cacao: Criollo, Forastero e Trinitario.

Il Criollo rappresenta la miglior qualità di cacao presente sul mercato. Ha una resa piuttosto bassa perché più fragile e sensibile agli attacchi dei parassiti.

Il Forastero al contrario, garantisce una resa molto maggiore ma la sua qualità è nettamente inferiore a quella del Criollo. E’ più acido, amaro e astringente, meno aromatico e raffinato.

La restante quota della produzione di cacao è occupata dal Trinitario che rappresenta un ibrido tra le due varietà di cacao precedentemente citate. Il nome di questa varietà di cacao deriva da quello dell’isola di Trinidad, al largo della costa venezuelana dove nel 1700 si abbatté una catastrofe naturale che portò alla quasi totale distruzione delle piantagioni di cacao Criollo. Dopo alcuni decenni vennero piantati alcuni semi di Forastero che si ibridarono con quelli superstiti di Criollo dando vita così ad una nuova varietà.

Per quanto riguarda invece il cioccolato, come tutti sappiamo, esistono tre tipologie: fondente, al latte e bianco.  Tutte differiscono per il contenuto di pasta di cacao, zucchero e burro di cacao. Il cioccolato fondente e quello al latte si differenziano poiché il secondo prevede l’aggiunta di latte al processo di lavorazione della pasta di cacao. Nel cioccolato bianco, invece, la pasta di cacao è assente e quindi non è propriamente un cioccolato.

In merito alla percentuale di cacao, non ci sono dubbi: il cioccolato fondente al 70% è da prediligere. Oltre a risultare irresistibile anche ai meno golosi, possiede interessanti proprietà nutrizionali tra cui un’azione antiossidante dovuta alla presenza di flavonoidi immagazzinati nelle cellule della fava di cacao e differenziati in tre gruppi principali:

  • catechine o flavan-3-oli (circa 37%)
  • antociani (circa 4%)
  • proantocianidine (circa 58%)

I flavonoidi appartengono all’ampia classe di polifenoli di cui sono ricchi principalmente la frutta e la verdura.

Essi agiscono come antiossidanti grazie alle loro proprietà di “scavenger” dei radicali liberi. Ovvero, sono in grado di trasformare i radicali dell’ossigeno in composti non radicalici, privi di reattività e quindi di tossicità.

Negli ultimi anni, diversi studi hanno dimostrato che un regolare consumo di cioccolato svolge un ruolo importante nel ridurre il rischio o nel ritardare lo sviluppo di malattie croniche, come le malattie cardiovascolari (CVD), il cancro e altre malattie legate all’invecchiamento.

A tal proposito, è stato dimostrato che le sostanze antiossidanti contenute nel cacao hanno la capacità di prevenire l’ossidazione delle lipoproteine a bassa densità (Colesterolo LDL). È noto che le LDL ossidate, insieme ad altri fattori, quali elevata pressione sanguigna – obesità – diabete – alti livelli di radicali liberi – fumo – iperomocisteinemia, contribuiscono a provocare un danno o disfunzione dell’endotelio (tessuto che riveste la parete interna dei vasi) per un effetto citotossico che esercitano su di esso.

Oltre ai polifenoli, i semi di cacao contengono altri composti bioattivi in grado di modulare attività biologiche e importanti funzioni fisiologiche. Tra queste si segnalano la teobromina, la teofillina e la caffeina. Si tratta di metilxantine i cui effetti fisiologici sono ampiamente riconosciuti mentre i meccanismi in cui sono coinvolti non sono ancora pienamente compresi. La teobromina, che tra le metilxantine nei semi di cacao è la più rappresentata, è utilizzata per i suoi effetti stimolanti sul sistema nervoso centrale ma è anche piuttosto conosciuta per le sue qualità cardiocinetiche e vaso-dilatatorie.

Oltre ad essere ricco di antiossidanti, è importante sottolineare che il cacao rappresenta anche una buona fonte di vitamine e minerali come il ferro (10,5 mg/100g). Tra gli alimenti di origine vegetale solo il curry in polvere contiene una percentuale di ferro più elevata rispetto al cacao.

In aggiunta a quanto detto sino ad ora, un consumo moderato di cioccolato contrariamente a quanto si possa pensare non determina variazioni negative del profilo lipidico, i trigliceridi stearici (C18:0) che costituiscono il burro di cacao sono meno bio-disponibili ed hanno un effetto minimo sul colesterolo sierico.

In conclusione, lasciamoci tentare dal cioccolato purché fondente e in piccole quantità, in questo modo appagheremo l’umore e non risentiremo di chili di troppo sulla bilancia. 🙂

take home messages

1.  il cioccolato è ricco di antiossidanti
2.  il cioccolato rappresenta una buona fonte di vitamine e minerali
3.  prediligiamo il cioccolato fondente in piccole quantità

Bibliografia:

  • Afoakwa EO, MPhil, PhD. Cocoa and chocolate consumption – Are there aphrodisiac and other benefits for human health? S Afr J Clin Nutr 2008;21(3):107-113
  • Sarah Schenker. The nutritional and physiological properties of chocolate. Brithish Nutrition Foundation Nutrition Bulletin, 25,303-313
indice glicemico centrifugati - blog dottoressa rossella monaco

Sono coloratissimi e gustosi e con l’arrivo dell’estate il consumo di centrifugati, estratti e frullati aumenta ma sappiamo di preciso in cosa differiscono? Andiamo a scoprire perché hanno un indice glicemico superiore rispetto alla frutta e verdura utilizzata per prepararli.

Il centrifugato di frutta o verdura è un succo ottenuto utilizzando un piccolo elettrodomestico: la centrifuga. Questo strumento è in grado di separare la parte liquida dalla parte solida di frutta e verdura. Ha lame che sminuzzano gli alimenti e vanno ad una velocità altissima. Più è alta la velocità di giri a cui ruotano le lame della centrifuga, più producono calore e più si corre il rischio di far ossidare il succo con la conseguente denaturazione delle molecole presenti nei vegetali.

Gli estratti sono invece preparati con l’utilizzo di un estrattore che non taglia gli alimenti ma li schiaccia a bassissima velocità. In questo modo riesce a mantenere una temperatura in grado di non alterare le proprietà di enzimi, minerali e vitamine contenute nell’estratto.

I frullati vengono preparati aggiungendo alla frutta e/o verdura una componente liquida come latte, o bevande vegetali. Molto diffusi ultimamente sono gli smoothies che non sono altro che dei frullati in cui il latte è sostituito da yogurt o acqua.  Il frullatore riduce la materia prima in un liquido denso che contiene polpa e fibra (assente nei centrifugati e negli estratti).

Centrifugati ed estratti sono adatti per:

  • soggetti affetti da malattie infiammatorie croniche (come morbo di Crohn o rettocolite ulcerosa) che non possono assumere grandi quantità di fibra
  • persone che si trovino in regime di low fodmap
  • tutti coloro che vogliono aumentare l’assunzione di vitamine e antiossidanti

Un’attenzione particolare va ai soggetti che devono tenere sotto controllo la glicemia dal momento che l’assimilazione degli zuccheri presenti negli estratti e centrifugati è quasi immediata per l’assenza delle fibre che vengono allontanate nel processo di “estrazione-centrifugazione”.

Per evitare quindi un picco glicemico, è consigliabile nella preparazione degli estratti che la porzione preponderante sia costituita da verdura e ortaggi piuttosto che dalla frutta. Nel caso dei frullati invece, l’assimilazione degli zuccheri è a più lento rilascio perché è ancora presente la “barriera” delle fibre.

Take home Messages

1.  L’indice glicemico dei succhi ottenuti dalla frutta è alto
2.  Centrifugati ed estratti sono privi di fibre
3. Gli estratti di frutta a differenza dei centrifugati hanno un ottimo apporto di vitamine, sali minerali ed acqua

bioimpedenziometria - dottoressa rossella monaco

L’aumento o il calo di peso nascondono il più delle volte variazioni nei diversi compartimenti corporei, mascherando eventuali perdite di tessuto adiposo. La valutazione della composizione corporea attraverso la bioimpedenziometria è un valido strumento di completamento alle misure antropometriche.

È utile al professionista per valutare il suo operato e per apportare le giuste modifiche al piano dietetico; è utile al paziente per aumentare la consapevolezza dei cambiamenti che stanno avvenendo durante il percorso, evitando così di focalizzarsi troppo sul peso misurato dalla bilancia.

La BIA (Bioelectrical Impedance Analysis o bioimpedenziometria) è una metodica non invasiva e di semplice esecuzione che consente di analizzare la composizione corporea in pochi secondi, utilizzando un modello tricompartimentale.

In base a questo modello, è possibile individuare tre compartimenti corporei:

  1. FM o massa grassa, rappresenta il compartimento di accumulo;
  2. BCM o massa cellulare, rappresenta il compartimento funzionale, indica la massa metabolicamente attiva;
  3. ECM o massa extracellulare, rappresenta il compartimento di supporto.

BCM ed ECM costituiscono la cosiddetta massa magra o FFM.

Il parametro TBW (Total Body Water) rappresenta l’acqua corporea totale suddivisa nei compartimenti intra (ICW) ed extra cellulari (ECW).

L’analisi bioimpedenziometrica avviene grazie alla rilevazione dell’impedenza ovvero della “resistenza” opposta dall’organismo al passaggio di una corrente elettrica alternata a bassa frequenza.

La bioimpedenziometria è quindi basata sul principio che i tessuti biologici si comportano come conduttori, semiconduttori o isolanti.

In particolare, i tessuti magri ricchi di acqua e di elettroliti conducono facilmente la corrente, i tessuti adiposi sono cattivi conduttori in quanto poveri di fluidi ed elettroliti mentre l’osso non permette l’attraversamento della corrente quindi, oppone una massima resistenza.
Le membrane cellulari invece, per via della loro struttura caratterizzata dalla presenza di un doppio strato fosfolipidico polarizzato all’esterno e una porzione centrale non polarizzata, si comportano come dei condensatori in grado di accumulare temporaneamente cariche sull’interfaccia. Rappresentano le uniche strutture corporee dotate oltre che di una resistenza anche di una reattanza

Resistenza (Rz) e Reattanza (XC) costituiscono le due componenti dell’impedenza corporea (Z).
L’angolo di fase è il valore Bioelettrico che indica il rapporto tra Reattanza (Xc) e Resistenza (Rz), ovvero tra volumi intra ed extracellulari

Tramite l’apposizione di quattro elettrodi di superficie, il sensore è in grado di misurare I valori di resistenza e reattanza. Questi valori vengono quindi elaborati da un apposito software in grado di fornire una completa analisi di composizione corporea in termini di:

  • Angolo di fase (PhA)
  • Massa grassa (FM)
  • Massa magra (FFM)
  • Massa magra asciutta (LDM)
  • Acqua corporea totale, intra ed extracellulare (TBW)
  • Acqua extracellulare (ECW)
  • Acqua intra cellulare (ICW)
  • Na⁺/K⁺ (rapporto sodio potassio)
  • Contenuto minerale osseo (BMC)
  • Tessuto molle magro (LST)
  • Massa muscolare scheletrica (SMM)
  • Indice di massa corporea (BMI)
  • Indice massa grassa (FMI)
  • Indice massa magra (FFMI)
  • Metabolismo basale (BMR)
  • Dispendio energetico giornaliero (DEE)